Grillo, le formiche e lo Ius solo




Caro Beppe, sono Felice che ti scrive, sperando che non ti porto fastidio a te che ci hai mille penzieri nella solitudine del tuo bloggo. Che poi non s’è capito se il bloggo è tuo o ci hai gli infiltrati che ti ci scrivono sopra le porcherie. Purtroppo, lo so, questo mondo fasullo ti fa imbestialire le scatole e capisco che dev’essere dura per chi come te pensa che chi non la pensa come te è un farabutto.

 Ma vedi caro Beppe, passando oltre le capricciosità del carattere (che ognuno ci ha il suo) io penzo che ci sono le cose buone sulle quali tutti ci dovremmo trovare d’accordo. In via Casalofio, per esempio, nessuno ha dubbi che è meglio che l’acqua esce dal rubinetto piuttosto che no. Anche perché le urla della signora La Fata ti tormentano notte e giorno fino a quando l’acqua non torna. E poi penzo che ci sono battaglie che l’anima di ognuno sa che si devono combattere affinché il mondo cià più giustizia. Anche se tutto intorno ci sono le urla degli arraggiati e il veleno dei bugiardi che vorrebbero demolire ogni cosa che non gli torna utile per la loro convenienza. Come nelle riunioni di condominio, dove ogni abitatore farebbe la scanna degli altri e nel cuore ci ha solo lo sterminio di mazza.

Vedi caro Beppe, io penso che l’Italia non va trattata dalla politica come un condominio di gente esaurita o imbecille. Questo strano paese è come un fiume a volte scuro a volte limpido e sul suo fondo brillano i pezzi delle sue mille vite. E sono certo che le sue bizzarre genti a volte ci hanno la dignità e il coraggio di cambiare, di voltare le pagine della storia, che spesso s’impicciano fra loro come i libri muffiti.

Ora, c’è una gran discussione su questa faccenda dei bambini che nascono in Italia da genitori stranieri: possono essere ammessi come italiani o no? Tu dici che ci tieni all’Italia e non vuoi un ammorbamento di stranieri. Ma non ho capito se ti sei innervosito perché ci hai antipatia per i genitori stranieri o perché non vuoi nuovi italiani fra i piedi, a meno che non siano iscritti nel tuo bloggo.

Ma chi siamo noi per dire tu sei italiano e tu no?

Tu avevi detto che i cittadini uno vale uno, ma non ci avevi precisato la specifica che i bambini neri o cinesi sono esclusi. Non ci avevi detto che non siamo proprio tutti uguali, ma che i figli degli italiani di vecchia data sono più italiani degli altri bambini italiani che pure parlano italiano, mangiano italiano, cantano italiano. 


Inzomma, questo Iussoli non ti aggrada e forse preferisci che ognuno rimane con il suo Ius solo. Ognuno nella sua piccola tribù per sempre. Sì, lo so, sei preoccupato dei disgraziati italiani senza lavoro. Certo è bello da parte tua penzare ai disoccupati italiani, ma i bambini che sono nati in Italia, che hanno studiato qui e che magari manco sanno che esistono altri paesi oltre l’Italia, che fastidio gli danno ai disoccupati? E poi, se senti come parla Sri, il bambino del primo piano che cià dieci anni e viene dallo Srilancha, capirai che è più italiano dell’onorevole Razzi o dell’onorevole Di Maio. Certo è più italiano di me che non so manco perché sono nato qui e, come dice il professore Lo Pinto, non ci ho nessuna disposizione per il congiuntivo.

Qui, davanti alla porta del mio sottoscala, ci passa una lunga fila di formiche e questo mi ha fatto pensare a tutti gli uomini che si affannano per sopravvivere, per mettere qualcosa al sicuro dalle tempeste della vita, dalla ferocia di ladri e assassini, dal prossimo diluvio. Come queste formiche, li vedi ammazzarsi di fatica e sai che molti di loro non resisteranno e ci resteranno morti o dispersi, trasportati dalla furia del vento chissa dove. Eppure, vedi, il loro istinto li porta a costruire sempre nuovi formicai come se questo fosse il loro unico sogno, l’unico miraggio che hanno sucato dal latte della madre. Il loro sforzo di oggi è già il loro futuro, qualcosa che li illumina come il fuoco delle stelle che dicono eterno.

Ora, caro Beppe Grillo, penza se tu nella prossima vita rinascerai formica, magari dentro una crepa sotterranea di qualche fabbrica di Baygon sperduta nel terzo mondo. Un bel giorno, lo so, ormai attossicato di tossine fino al fondo del polmone, ci avrai nostalgia delle molliche di focaccia genovese. Senza capire perché, ti metterai in cammino verso quella città lontana. No? Non ti metterai anche tu in marcia sognando le molliche prima di crepare? Sì, lo farai, anche se fossi sicuro che, appena superata la rete dello stabilimento, ti spareranno una tempesta di veleno.

Ma adesso è tempo di saluti che la signora La Fata attaccò la litania dell’acqua che ritarda e mi s’aggrippa il cervello.

E sono Felice, italiano per nascita e per disgrazia immune al congiuntivo, che ti saluta educato. Ciao Beppe.


Felice Sghimbescio







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