Trump, le trombette e le fiamme di Aleppo


Caro Donald, 

sono Felice che ti scrive da un’Italia un po’ rimbambita di referendo e quindi mi perdonerai se nel penziero che è sotto scritto ci sarà qualche errore di confusione. Ma qui ormai ci si accozza e sparpaglia come meglio si può.

Intanto c’è puzza di bruciato. E io mi sono un po’ scocciato delle chiacchiere.

Comunque caro Donald, innanzitutto mi compiaccio vivamente per la tua elezione che nessuno avrebbe scommesso cinque centesimi che zompavi sopra la casa bianca d’America, con tutti i peli sulla zucca. Purnondimeno questo è il momento magico che sarà ricordato nei secoli futuri di chi la sbombarda più grossa e tu onestamente sei il petardo che accende il cuore degli infelici e dei furbi. Meglio delle bombazze che Pino ‘u siccu in via Casalofio piazza nei cassonetti dell’immondizia per vedere l’effetto che fa. Come dice il giornale, il succo è che sei il difensore del bisiness della razza bianca assediata dai musi neri o gialli, il patrono dei disgraziati che dentro la cabina lettorale si credono degli spaccabalate come te. L’unico che ha il fegato di nominare come segretario di stato, uno a caso, il benzinaio della Esso sotto casa sua, che dice però che è il più grande colosso petrolifico del mondo, inzomma uno che saprà il fatto suo. E adesso che è stato schifiato l’olio di palma, ci aspettiamo che nei plum-cake ci ficcherai direttamente il gasolio, solo per vedere la faccia di Banderas mentre il Mulino gli esplode sotto il sedere. Cosa che non dispiacerebbe a tanti, specie agli intollerabili del glutine, oggigiorno sempre più infiammati, come ci ha spiegato il professore di Scienze della Scuola serale.

Ma è quasi Natale, caro Donald, e anche se non ci conosciamo molto bene, voglio raccontarti una mia esperienza di vita un po’ sventurata che forse mi potrai capire e prenderne, con rispetto, qualche sputo di edificazione. Era una fredda giornata di dicembre, avevo tre anni e all’asilo di Maria Immacolata mi trascinarono sotto l’albero di Natale, mettendomi in mano una bellissima trombetta. Per un istante mi penzai il bambino più felice del mondo! Guarda qui disse il fotografo e mi fece la fotografia, con tutte le croste al naso e il fiocco pendente. Così, penzai (per la prima e ultima volta) che il Natale era meglio dei colpi di cartella che mio fratello maggiore ogni giorno mi scarricava in testa appena sveglio. Ma, svaporato il flesc del fotografo, la suora mi strappò di mano la trombetta, mi mandò al posto e avanti un altro sotto l’albero di plastica, per un’altra fregatura. Beh, non so, caro Donald, se hai mai avuto una trombetta verde in mano o se hai mai conosciuto Suor Matilda, ma inzomma questa fu la mia iniziazione alla crudelità del mondo.

Ora, caro Donald, visto che agli miricani ci hai promesso che i poveri l’asilo se lo possono scordare in modo da tonificarsi alla vera vita miricana, che si possono scannare a piacimento a colpi di uincester e che saranno i più cazzuti del mondo, il mio conziglio è quello di evitare di farci vedere la trombetta, ricchi o poveri che siano, altrimenti ci viene la malinconia e magari si sognano di mettersi a suonare. Perché forse un giorno saranno le trombette a sturare le teste intasate che ci ritroviamo. Ma questo è un mio penziero sconnesso che non saprei spiegarti meglio.

Comunque, caro Donald, mentre la puzza di bruciato cresce, qui in Italia tutti spasimano per avere una scheda lettorale in mano, come se fosse la trombetta di Garibaldi in persona venuto a liberarci. E presto ci spareremo un selfi davanti al seggio, felici d’aver mandato a fanchulo il mondo. Anche se non è più chiaro che razza di mondo vogliamo. Con rispetto parlando, c’è un po’ di caos scombussolato e tanta furbitudine. Giustamente tutti ci hanno il diritto di incavolarsi e ogni testa si applica a suo piacere sta Costituzione, come la berretta di Salvuccio u luoccu che le ragazzacci del quartiere gliela fottono sempre e cela fanno trovare sulla testa della statua di Padre Pio. C’è chi urla che la Costituzione è sacra e poi si vommita quando il Presidente Sergio la applica. Chi vuole votare subitaneamente anche coi fagioli della tombola, chi al più tardi possibile, chi aspetta il parere della Corte Costituzionale. Ma il guaio è che forse i giudici costituzionali non trovano più proprio il libro della Costituzione che forse la donna delle pulizie gli ha messo le carte alla rovescia e così non si sa fra quanti mesi faranno la sentenza per la legge lettorale, mentre intorno la gente si scanna e riapparisciono i Forconi. Per il resto ci abbiamo a scelta: i senatori ammalati di sprizzofenia che con una mano bastonano la casta e con l’altra si attanagliano alla poltrona del Senato che l’hanno scampata bella; la Boschi che se ne torna al governo perché le hanno tenuto nascosto il risultato del referendo; la Raggi che si raggira improvvisata; gli stellini che ci vogliono la sovranità del popolo ché pare sanno firmare anche per il popolo le liste lettorali; Renzi che nel piddì parla solo con lo specchio dell’ascenzore a patto che si sta muto. E, per finire, i più gasati penzano che è costituzionale abbattere a fucilate qualche immigrato e il cane del vicino che caca davanti al portone e i più aspirati parlano di resistenza nel calducciolo della loro casetta parchettata. Inzomma, non per essere disfattevole, ma penzo che le chiacchiere sono comiche, la voglia di fare zero e le idee poverette.

Comunque, caro Donald, per fortuna la televisione dice che Aleppo finirà di bruciare presto, che i tuoi amici di Damasco e Mosca sono gente seria. Così questa puzza di trombette e di carne bruciata non ci guasterà il Santo Natale.

Ora ti saluto che con l’amici della scuola serale e la Bibi dobbiamo finire l’albero di natale icologico sul muraglione della ferrovia che quelli che viaggiano annoiati dei treni scassati magari sorridono.

E sono Felice che ti augura Buone Feste di America che credo non ti farai mancare niente. Ciao Donald. E buon Natale a tutti.

Felice Sghimbescio

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