Il nostro decoroso Natale


La mia letterina di Natale al sindaco di Como e agli italiani perbene.

Caro Mario, Sindaco comaschio, prima di ogni parola a vanvera, ti voglio esprimere la mia ammirazione per la tua comaschietà integerrima e voglio augurarti il buon Natale a te e alla tua bella Como! Sono Felice che ti scrive un po’ confuso da questo clima di festa psikedelica. In questi giorni, vedi, tre nuovi misteri natalizi sbalordiscono la mia immaginazione. Innanzitutto, nella televisione i bambini nascono alla Conad fra un panettone e un cotechino. Poi, c’è il mistero della fissa del presepe fra padani e fascisti, che, come invasati, piazzano per le piazze capanne, pastori, Madonna, San Giuseppe e Re Magi (ma forse Baldassarre, il moro, lo scartano). E per finire, dall’altra parte dell’oceano, Tramp ci promette un Natale “migliore e più grosso”, annunciando ai palestinesi che Gerusalemme non sarà più casa loro e che anche dal presepe possono cominciare a sgombrare. 


Comunque, caro Mario Sindaco comaschio, venendo al cuore del mio scritto, ti scrivo questi righi perché anche tu hai stupito il mio sbalordimento natalizio! Purtroppo ho capito che il problema di Como, come a Palermo, è il traffico. A Palermo ci attanagliano le macchine, a Como, da quel che capisco, vi intralciano i pezzenti, che forse inquinano meno, ma rattristano di più il Natale e, onestamente, gelano il cuore.

Caro Mario, capisco bene che i miserabili sono d’impiccio nel bel mezzo dello sciopping, con i loro cartoni, i loro sacchetti consumati e le loro facce spiegazzate. Facce, ci hai ragione, che già quando le guardi l’economia ti precipita nella depressione. E la depressione, come ci ha spiegato il professore Lo Curto, fa scivolare il pil sotto le scarpe ed è la nemica numero uno di ogni performans. Infatti, se una signora o un turista si vogliono distrarre con la loro carta di reddito, trottando come struzzi nel centro storico comaschio, si trovano a disagio con tutti quei pezzenti che strisciano nei marciapiedi, sopra la panca, sotto la panca o bivaccano sotto i cupolini del bancomatto, chiedendoci pure l’elemosina alla gente.


Anch’io a Palermo, nei giorni di Natale, abbandono il mio pertugio periferico e con la 101 sbarco a Piazza Politeama. Appena espulso dall’autobus, che ci stiamo pressati in 300 a tipo sottovuoto, mi trovo alla fermata Tanino, che mi deve vendere una penna, che ormai ci ho la collezione, e, dopo dieci metri, suo fratello gemello Bastiano, che fa il jubox e con cinquanta centesimi ti canta una canzone napoletana a scelta. Ma qui finisce il mio sciopping, che non ci ho carta di reddito, e mi metto il cuore in pace. Faccio una passeggiata sotto le luminarie scintillanti e torno in via Casalofio con una penna in tasca e una canzone in testa. E, visto che la mia casa è uno sputo, mi metto a dipingere il mio albero di Natale sul pilastro dell’autostrada. L’ho quasi terminato, ma stai sereno, il mio albero non intralcia nessuno, che è proprio strit-art, spiaccicata sul muro, e in fondo allieta i viaggiatori totalmente aggratis.   

Capisco che tu, caro Mario sindaco comaschio, devi penzare anche a quelli che non amano le false bic, le canzonette per la strada e non ci hanno tempo da perdere. E per fortuna ci hai dei vigili urbani valorosi che, sprezzanti del pericolo, hanno sequestrato i cartoni e i cappelli a questi mendicanti. Ma stai attento, non dormire sugli allori: che poi quelli, senza cappello, tirano fuori il bicchiere di plastica per l’elemosina! Purnondimeno, in questo caso, potresti sgravargli un po’la multa, visto che così danno il buon esempio di riciclaggio ecologico della plastica. 

Certo, c’è da far rispettare la questione dell’igiene e delle briciole per terra. Così, saggiamente i tuoi vigili hanno scacciato anche i volontari che portavano latte caldo, caffè e pagnotte a questi senzatetto, dopo una notte di gelo per la strada. A proposito, quando le temperature scendono sotto lo zero, c’è il rischio che qualche disgraziato sotto la panca ci crepi pure. E allora, addio decenza, con la beffa che i funerali saranno a spese del comune!

Caro Mario, forse tu, in buona fede, come tanti altri decorosi sindaci, penzi che l’unica soluzione per questi mendicanti è di sgomberarli fuori dalle mura o almeno oltre la tangenziale. Eppure, non è il massimo dell’allegria penzare che ogni città che si rispetti ricostruirà le sue mura, con tanto di fossati, ponti levatoi, trappole fulminanti, inghiottitoi, porte e portoni. Certo, sistemati i pezzenti in campi di accoglienza, gli italiani perbene, dopo l’Epifania, potranno mandargli gli alberi di natale secchi per scaldarsi. Sai che a Roma, città veramente previdente, già per Natale i senzatetto si scalderanno con l’abete di piazza Venezia?

Inzomma, i miei penzieri si ingarbugliano, vedendo che ognuno ci ha un Natale diverso da difendere contro gli altri, a colpi di multe, presepi e sgomberi.

È vero, Gesù per nascere si appartò in una grotta fuori mano, non si piazzò certo nel cuore della Zetatielle di Betlemme. Ma lui, aveva due genitori educati, pezzenti sì, ma rispettosi del Natale! Certo, Giuseppe e Maria, ci avevano l’aiuto degli angeli e delle stelle. Ma oggi, forse, gli angeli si devono essere persi nella nebbia, fra un centro commerciale e una rotonda. Come le stelle che una volta in questo mondo ispiravano chi diceva libertà, uguaglianza, fraternità.

E sono Felice che ti saluta educato, anche se un po’ confuso da quel che circola nelle teste in festa.

Buon Natale a tutti!


Felice Sghimbescio








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