L’ambasciatore francese e l’afflizione della centrifuga



Caro Cristian Masset, o meglio Christian (con l’acca) Ambasciatore della Francia, sono Felice che ti scrive amareggiato della dispiacevole situazione che ti ritrovi nel capocollo. Ti confesserò che a me invece viene il capogiro per cercare di capire la fantascienza dei ministeri e dei misteri d’Italia. Purtroppamente nell’Italia del cambiamento ci piace poco la diplomaticità e le male parole volano come le popcorn impazzite in padella.
Onestamente, caro Christian (con l’acca), dovresti spiegare al tuo Presidente che qui nell’Italia del cambiamento noi ci abbiamo l’afflizione contagiosa della centrifuga impazzita. La chiacchiera cioè, si avviticchia fra furbate, bugie e sparate per coprire le bugie, peggio della lavatrice della signora Mugagnò che, quando fa il ciclo per il bianco a sessanta gradi, fonde tutte le resistenze elettriche, sfiamma dallo scarico e lancia il cestello a seimila giri, facendo tremare l’intero stabile. Regolarmente il signor Mugagnò si precipita in strada sicuro che è il terremoto. Gli italiani, ovviamente, di terremoti ne sanno più che di lavatrici scassate, ma preferiscono affidarsi ai Santi piuttosto che chiamare un tecnico. Epperò questo è un altro discorso. Certo, caro Christian (con l’acca), sarà difficile spiegarlo a Macron, perché forse di roba casalinga, lavatrici e bucato non ne capisce un’acca.

Comunque, caro Christian Ambasciatore (con l’acca), mi spiace veramente che hai dovuto abbandonare di corsa il palazzo Farnese a Roma, dove dicono ci hai molte comodità e certamente una lavatrice francese molto scic, pure antisismica. Ma quando chiama il Presidente bisogna correre! Anche nella notte più buia e magari in pigiama. In questo caso, come saprai, è meglio portarsi una torcia per evitare di finire inghiottito da qualche buca, che Roma è diventata una pena capitale. 

Caro Ambasciatore, per come vedo io le cose, buche o non buche, ti consiglio di tornare presto a Roma. Non vorrei che Di Battista ci ha l’idea di sfrattarti dal palazzo Farnese perché penza che ci paghi un affitto troppo simbolico e per giunta in franchi francesi che non valgono più una cicca. Forse anche l’Ambasciatore italiano paga un affitto simbolico a Parigi, ma la logica del cambiamento italico tira dritto allegramente verso il massimo casino. 

Caro Ambasciatore, in ogni caso, se ti sfrattano con l’Ufficiale giudiziario, ricordati che puoi venire ad alloggiare qui da me a Palermo, in via Casalofio. Il sottoscala dove abito non è certo granché, ma da poco mi ho fatto la dependans alla francese sul cortile interno con una pensilina di cartone catramato trovata direttamente nei bidoni della spazzatura di Leruàmerlen. L’insieme è molto luminoso e arieggiato, oltre che di un certo tono anche per ricevere l’amici più esigenti. Poi, se ci hai voglia di contribuire alle spese, ti assicuro che sono assai simboliche per un uomo come te che frequenta il mondo a tasche piene.

Caro Christian (con l’acca), sono sicuro che  in via Casalofio potrai studiare la situazione con calma, prenderti il sole a Mondello e ricevere il governo italiano nel mio sottoscala che è un po’ extraterritoriale. In vista dell’incontro e per addolcire l’animi ti consiglio di portarci da Parigi un po’ di suvenir: per Di Maio una foto della Gioconda firmata a penna da Leonardo da Vinci o Di Caprio (per lui è lo stesso), qualche gilè giallo per fare giocare Di Battista alla rivoluzione, un manganello gallico chiodato per fare giocare Salvini alla carica della gendarmeria e una bottiglia di sciampagna per Conte, che va bene sempre. Da parte italiana pare che il Ministro della Cultura, forse su insistenza del Ministro degli Esteri, ha già incartato per Macron un prezioso reperto archeologico venuto alla luce recentemente durante i lavori per la metro 4 di Milano: la dentiera del cavallo di Napoleone. Gli esperti sostengono su Feisbuk che la povera bestia, pace all’anima sua, la sputò in testa a un cardinale, dopo avere addentato il torrone di Cremona alla festa dell’incoronazione del suo padrone come Re d’Italia. 

Comunque, nell’allegria governativa che certamente si scatenerà nel sottoscala di via Casalofio (tra l’altro possiamo invitare Pino Scarullo detto Sandokan a cantare in pleibek le canzoni di Toto Cutugno), vedrai che molti si sbracheranno e molti affari si appianeranno. E ci saranno convenienze per tutti. È vero che come italiani partiamo avvantaggiati con un ministro dello Sviluppo Economico come Di Maio. Lui è onestamente più avanti e più ottimista dei francesi. Ci ha una fede millenaria nella democrazia, nel Napoli e nel soprannaturale. Già vede sciogliersi lo sviluppo economico a fiumi, come il sangue di San Gennaro nell’ampolla: ha capito che basta agitarlo un poco e vualà il gioco è fatto, miracolo economico! 

Caro Christian (con l'acca), certamente, so che c’è qualche punto difficile da risolvere. Tipo che a Macron piace fare lo sciopping di industrie italiane, ma non gli cala quello italiano in Francia. Purtroppamente molti che nascono europeistici presto si convertono al sovranismo dei cavoli propri. Epperò, sono sicuro che i nostri governi, ritrovandosi insieme nell’allegro sottoscala, fra un bicchiere di chinotto allungato a sciampagna e il vinello di Partinico, si potranno capire, puntando magari a bisines più sostanziosi. Quando c’è l’interesse siamo tutti cugini, credi a me. Per esempio vi potreste unire tutti insieme per venderci più cannoni, bombe e tricchitracchi in giro per il mondo, specie all’Arabia Saudita, all’Egitto, alla Turchia e a tutti i democratici millenari che ci avete a disposizione. Questo sì che potrà risollevare l’economia stitica di questa Europa. Per quanto riguarda i migranti, dovreste averci un po’ di comprensione per Salvini: certo è poco elegante che glieli riportate oltreconfine. Fosse per lui potreste direttamente farli tuffare in mare dalle scogliere della Costa Azzurra. Anzi con l’occasione verrebbe a farsi un selfi, come se fosse tornato ai “Giochi Senza Frontiere”. Questa volta però con le frontiere sbarrate, tipo Prima Guerra Mondiale. Dicono che è molto utile per le elezioni a venire.

Ora, caro Christian (con l’acca), ti lascio alla tua riflessione ambasciatrice, e ricorda che Felice ci ha sempre la porta aperta per l’amici, anche quando è chiusa.
Ciao Cristian (qui ti ho scritto senza acca per sentirci più in fratellanza), ciao.

Felice Sghimbescio


P.S. Guarda che se non sono in casa, la chiave è sotto il vaso della mentuccia.

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