Bonafede, il carcere e il Capodanno di Elia



Caro Alfonzo ministro, sono Felice che ti scrive, con l’augurio natalizio che ci avrai la pazienza di leggere questa mia senza dolo, senza lagna e senza inganno. 
E con l’occasione mi prendo la licenza di farci l’auguri a tutti le lettori e lettrici di questo blogh, che ormai hanno superato i confini di via Casalofio e si sono spalmati un po’ dovunque. D’altronde, come tu ci insegni, a fare l’auguri, se non c’è dolo, non c’è manco dolore! Inzomma, nessuna pena da scontare o cose del genere e uno si sente sollevato, proprio come diceva Lucio il cantante: non c'è tensioo-ne, non c'è emozioo-ne, nessun doloo-ore! Però lui almeno ci aveva orecchio! Ora vorrei capire se anche tu ci hai orecchio per ascoltare o ci hai la tappata di cerume che oggi affligge tanti politici che il destino ci ha ammollato.
Caro Alfonzo, so che anche nelle festività ci hai da sigillare qualche copertone di questa nostra giustizia non tanto aggiustata e ci hai da spazzare mucchi di corrotti per la via. Ma quelli sono esperti nel dolo a bruciapelo.

Caro Alfonzo che guardi i Sigilli, ora io ci ho il piacere di scriverti perché ci ho un pensiero che mi agita nella notte e una interrogazione secca da farti: che ne pensi del carcere italiano? Ti pare abbastanza doloso? Lo preferisci più doloso ancora o ci hai qualche rimpiangimento nel buco della coscienza?

Vedi, caro Alfonzo, io passo sotto a un carcere nostrano quasi tutte le mattine e certe volte c’è un nuvolo di persone, pazienti e incerte come la nebbia, che si affolla al cancello grigio aspettando di entrare per incontrare i loro carcerati, che poi sono fidanzate, mariti, mogli, figli, fratelli, sorelle. Tutti in piedi con il loro sacchetto di qualche frutta, ma non tutta la frutta è consentita, che ci sono i regolamenti. E aspettano con le sporte di biancheria, poche foto da mostrare, con i loro racconti, le loro tristezze, le domande e le loro bugie da portare dentro. Che a uno che è chiuso dietro le sbarre non è sempre bene dire come la vita sgorga bizzarra nel mondo di fuori. Così come a uno che è fuori non sempre è buono raccontare quello che c’è dentro. E ci stanno bambini e neonati davanti al cancello grigio, con la pioggia o col vento che spacca l’ossa o con lo scirocco che cuoce il cervello. E le macchine di quelli puliti, ci schizzano davanti correndo via per l’autostrada che porta al mare, alle villette, al lavoro, allo stadio o al cazzeggio domenicano. Ora, vedi, caro Alfonzo, qualche volta, questa gente che aspetta l’apertura del meccanico cancello sotto il cielo nero o blu mi racconta cose che magari non arrivano al tuo orecchio, specie se, con rispetto parlando, ci hai l’affezione della tappata di cerume sigillato. 
Allora te le scrivo qui, nel mio disordine spero non troppo colpevole. 

Ma tu lo sai che ci sono carceri dove le famiglie aspettano anche sei ore per potere vedere i carcerati? Lo sai che fra i carcerati c’è chi non ha potuto manco andare al funerale di sua moglie, perché il Tribunale ha risposto alla domandina quando quella era già pacificamente al camposanto? Lo sai che in certi carceri non ci hanno manco i tre metri quadrati che la legge prevede, che ci sono celle dove se tre stanno alzati gli altri tre devono restarsene sulla branda, che l’acqua calda nella maggior parte dei casi, se la sognano la notte? E lo sai che in un altro carcere per assicurare l’igiene del cortile ci hanno messo le doppie sbarre alle finestre, come se la luce e l’aria non fossero cose igieniche? Lo sai che in certe gabbie la tazza del cesso non è separata manco da una tenda? Lo sai, caro Alfonzo dei Guardasigilli, che in qualche carcere ti pestano sulle scale dove non ci stanno le telecamere, che ogni anno in Italia si ammazzano dai 30 ai  60 carcerati, che si ammazzano anche quelli che in carcere non ci dovrebbero stare per la legge, che tantissimi si calano le psicopinnole per non schizzare? Che poi, se ti ammazzi affogandoti con la cintura è un casino per le guardie perché il regolamento prevede che il carcerato la cintura ce la può avere di modiche dimensioni, anche se non si sa quali sono queste dimensioni, ma se ti ammazzi con la bomboletta del gas non è un problema perché è consentita in cella. Lo sai che in molti carceri puoi ricevere dai tuoi parenti solo pomodori e lattuga ma non le pesche o le banane? Perché se ti avvelenano con le pesche o ti affogano con la banana le guardie passano i guai, ma se ti ammazzano con un pomodoro al DDT o una lattuga marcita sono tutti apposto perché il pomodoro e la lattuga ci stanno simpatici al regolamento. Lo sai che nelle nostre carceri ci stanno diciottomila persone in attesa di giudicamento, cioè che il nostro è il paese europeo con più persone che ammuffiscono in galera senza ancora avere avuto un processo?
Caro Alfonzo, ministro di questi sigilli italici, vedi manco i secondini se la passano granché, che anche per loro un gesto umano è impossibile visti i regolamenti e vista la furia che ci hanno intorno e che nella desolanza generale ce n’è pure di guardie che si tolgono la vita. Insomma caro Alfonzo, a sentire queste storie mi pare che un carcere così è un manicomio che cova infelici e tempeste dentro le sue mura e tutt’intorno. 

Ora io, caro Alfonzo, capisco che ci ha il suo gusto vedere certa gente in manette, ma se la Giustizia non è giusta che Giustizia è? Capisco che ci hai la fregola di dare il taser alle guardie del carcere per Natale, o per Pasqua, inzomma quella pistola elettrica che è una figata, assai americana, insomma proprio cuul, come dicono i più informati. Capisco che ci vuoi costruire anche più carceri e questa è cosa che sembrerebbe ragionevole. Ma vedi, insieme al professore Lo Pinto della scuola serale ho letto le tabelline dei numeri statistici, cose da far capogirare la testa, e i numeri dicono che i reati sono in calo da anni, che quelli che entrano in carcere diminuiscono, ma che invece si allungano le pene. Con il risultato che ste carceri scoppiano di pienezza e disperazione, peggio di una discarica. E capisco che molti di quelli che ti votano butterebbero in galera mezzo mondo e sono soddisfatti che il maiale delinquente marcisce in carcere, perché ci ha l’idea che chi ha sbagliato debba essere tormentato a vita, triturato, dimenticato. Specie se è extracomunitario che dice sono i più farabutti. Ma tu che sei di buona fede glielo spieghi ai tuoi elettori i numeri? Lo so che purtroppo gli italiani non ci hanno la ferratura matematica. Ma glielo spieghi che carcere non può essere torturazione? Che carcere non è nemmeno vendetta? Glielo spieghi che più il carcere è crudele, più il carcerato si incallisce.  Insomma, caro Alfonzo, quando abbiamo letto in classe l’articolo 27 della Costituzione mi sono chiesto: ma le parole di questa Costituzione che dicono che la pena non può essere contraria al senso di umanità e che deve portare alla rieducazione del condannato in quale tombino si sono perse? Sono quattro parole nemmeno troppo difficili, o forse troppo semplici per essere prese sul serio, come capita ai bambini e ai saggi. Sono quattro parole venute a galla dopo le tempeste dei secoli, dopo tante soperchierie e tanti orrori. Sono quattro parole che, senza fare chiasso, danno a tutti una speranza, anche ai delinquenti e ai disgraziati. Come fai a correggere il mondo senza speranza? Ci hai mai penzato?

A proposito di speranza, caro Alfonso, la notte di Capodanno penzerò alla tavola della famiglia di Elia, che ho letto le sue parole nell’internet e che sta chiuso in un carcere assai lontano da casa. Quella notte sua madre apparecchierà anche per lui e suo padre riempirà il suo bicchiere di vino. Poi, prima di mezzanotte, lui telefonerà e lo metteranno nel vivavoce e suo padre prenderà una forchettata di quello che sarebbe il suo piatto e lo mangerà per lui e alzeranno tutti il bicchiere per brindare e suo padre alzerà anche il bicchiere di Elia per bere anche per lui e si scolerà due bicchieri d’un fiato a rischio di affocarsi, con la furia che solo la distanza di un figlio può incendiarti nell’anima. E poi nel vivavoce Elia chiederà dei dolci che ci sono sulla tavola e poi sono finiti i minuti consentiti, la telefonata si chiude prima di mezzanotte e amen.
Anch’io, da un’altra parte, alzerò il mio bicchiere. Penzerò a Elia e al mistero dei minuti consentiti.
Caro Alfonzo, buon Natale e buon Anno Nuovo a te e ai tuoi sessantamila carcerati.
E buona vita nuova a tutti noi.

Felice Sghimbescio

Commenti

  1. Grazie trovo molto bello che una voce fuori dal coro delle solite banalita' abbia un pensiero per la povera gente abbandonata e trascurata da uno stato sordo e insensibile.

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  2. Grazie per quanto hai saputo scrivere. Titte sensazioni già provate e riprovate, che non ho saputo trasmettere agli altri.
    Tu lo sai fare bene, continua così.

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