Besoz, i pomodori e l’Ordine Naturale



Care lettori amichevoli di questo blogghi sconocchiato, sono Felice che vi scrivo questa letterina estiva a ognuno di voi, come una lettera circolare che ve la potete passare l’uno con l’altro, dopo esservi accuratamente lavate le mani. E potete magari pure rispondermi, a piacere vostro, anche in autunno. Attenti però a non mettervi in circolo, che i tempi sono più adatti alle file per due, magari col resto di uno se vi trovate in numero dispari. In circolo, infatti, oltre che favorire i contagi, rischiate di guardarvi negli occhi e di incoraggiare quel sentimento di uguaglianza che, come ci spiegano il senatore Pillon e i suoi amichi, è l’inizio della fine di ogni famiglia e dell’ordine naturale delle cose. 


Purnondimeno, care amichi, a proposito di cose naturale, l’estate c’è arrivata di soppiatto a capocollo e come al solito qualcuno non se n’è accorto, per esempio chi doveva pensare ai piani anti-incendio. Certamente se ne sono accorti quelli che ci hanno lasciato la pelle nei campi di pomodori con le quaranta gradi a picco sul cervello, quelli abbruciati nei campi siciliani e calabresi o quelle annegati in Germania sotte le bombe d’acqua, che ormai sono il diversivo di ogni estate che si rispetti di questo nuovo millennio. Millennio che climaticamente è assai poco ordinato, oltre che già un po’ vecchio. Vecchio di paure vecchie e ingiustizie assai moderne. 


Comunque, care amichi, anche se non abbiamo visto tante stelle cadenti per fortuna ci abbiamo i miliardari che vanno nello spazio che ci fanno sognare. Per poco, purtroppo: giusto il tempo di prepararsi un caffè e sono già tornati sulla terra! E immagino che nei campi della Maremma, nelle terre di Puglia o campane quelli che raccolgono pomodori o meloni a tre euro l’ora, trasportati come bestie sui campi, hanno alzato lo sguardo al cielo solo per imprecare, ignoranti di navicelle, di traguardi e di esosfera. Come dicono i pionieri del progresso, si tratta però di gente priva di spirito sportivo, gente che non guarda oltre la ciotola di minestra. Ora care amichi, mi domando: se chi ha volato accanto Jeff Besoz ha sborsato 32 mila euri al secondo, quante cassette di ortaggi avrà riempito per volare 12 minuti? Ma non voglio annoiarvi con i calcoli, cari amichi analfabetici di questo blogghi. Però potete capire al volo che, inzomma, quella sì che è gente da record! Ma c’è da penzare.


Sarà, come dicono le genti da record, che l’uguaglianza è solo un pregiudizio. Infatti, c’è chi per svagarsi deve volare a cento chilometri dalla terra e chi sogna una sdraio per guardare il cielo da dietro le sbarre di ferro d’un balcone. Il primo trasforma il suo svago in impresa, per il secondo l’impresa è aprire la sdraio sul balcone di un metro e venti. A ognuno il suo spazio. Quello che non sa il secondo è che lo spazio dove il miliardario sul razzo scorrazza felice è anche suo. O forse semplicemente non è di nessuno e tutti dovremmo affacciarci alla finestra di questo immenso spazio che è la vita con stupore e rispettazione. Eppure questo piccolo particolare non viene in mente quasi a nessuno.


Care amichi, proprio in questo istante, dal tetto condominiale del mio pertugio, vedo un tramonto che sfuma sulle nubi in tanti colori che cambiano di continuo. Un colore sull’altro, una nuvola sull’altra, mosse dal vento che chissà da dove è partito e chissà dove va. E scusatemi se di tanto in tanto anch’io m’incarto e m’incanto nei penzieri peggio d’un rebus muto della Settimana Enigmatica. Spero di non farvi tribolare fino all’emicrania. Purnondimeno, ho quasi finito. 

Ecco, da quassù vedo il mistero dei tanti colori della vita che si mescolano all’infinito. Quel mistero  che sorprende analfabetici e scienziati, piccoli e grandi. Quel mistero che portava Gino Strada per le strade più disgraziate del mondo. E poi, abbassando gli occhi vedo i tanti recinti con cui gli uomini si affannano a dividere sta terra, quell’Ordine che tanti vorrebbero spacciare per naturale per farci viaggiare sul razzo della vita: alla fine si scopre sempre che non c’è posto per tutti. Non più biglietti. Ci spiace, dice la vocina all’altoparlante, Non c’è tempo e spazio per tutti. In Italia nemmeno per una banale leggina che combatta l’odio verso chi sceglie altri modi di vivere e sentire il proprio sesso o perché disabile. E così difficile riconoscere diritti e dignità a chi è diverso da te? Perché tanta paura? Forse perché questa leggina la chiamano DDL Zan? E che gli sembrerà? La mutazione di un virus? Un’arma chimica? Contro le hanno scaricato in parlamento, dice il telegiornale, mille emendamenti. Inzomma se va bene se ne riparlerà in autunno. Così come per il diritto di cittadinanza a chi è nato in Italia, il famoso Ius soli. La verità è che c’è chi preferisce lo Ius solo: ognuno chiuso nella sua piccola tribù, per sempre. Questo vogliono i politici benpensanti, che d’altronde loro si credono la tribù più scafata del creato. 


Va beh, cari amichi, buon ferragosto e non dimenticate che la terra è tonda, non quadrata. E anche se non potrete viaggiare con il mitico Jeff, chiudete gli occhi, dimenticate la panza e sperimentate sulla vostra sdraio l’assenza di gravità. 

E sono Felice che vi saluta dalle vette di un condominio inagibile.


Felice Sghimbescio

Commenti

  1. Grazie Sig.Felice per le sue preziose riflessioni.. Io intanto "mi canzio, ca senza maddio" stu razzu spunta supra ri mia. Buon Ferragosto Felice😍

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  2. Signor Felice lei è da bacio in fronte!!!

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