Marchionne, Einstein e i fagiolini



disegno di benedicta Bertau

Caro Sergio, sono Felice che ti scrive e spero che anche se è da poco passato il primo maggio, non ti è rimasta troppa tristezza per questo ammucchiamento di parole che ti tirano addosso i sindacati.
Caro Sergio, intanto io non capisco perché questo giorno si chiama festa del Lavoro. Forse sarebbe meglio chiamarlo festa della Buona Stella, visto che, se va bene, sono rimasti solo lavoretti di fortuna per i giovani e la pensione chi l’ha avuta l’ha avuta e gli altri se la sognano. Oppure festa della Grazia, visto che ormai i disoccupati il primo maggio assaltano i treni per Lourdes. Ma non voglio darti penzieri inutili e ti scrivo dal pertugio per una mia riflesione di scienza economica che è roba che tu ci hai ferrata nella testa.

Devi sapere, caro Sergio, che alla scuola serale stiamo studiando le leggi della fisica e molte verità si sono accese nella nebia della mia ignoranzia e di quella dei miei simili. Così è successo che due giorni fa un fulmine di intelletto mi ha colpito il cervello leggendo il foglio di giornale in cui Vicè mi aveva avvolto i fagiolini (questo Vicè te lo consiglio, sta sempre all’angolo con la motolapa e ci ha verdura di lusso assai economica). Dunque, dal giornale, anche se un poco sgualcito, ho capito che lavori tutta la santa giornata come un cane e che il tuo stipendio è di 150.000 euri al giorno. Mi sono sbalordito come la mela caduta in testa a Niuton! Ma poi con la riflesione ho forse scoperto quale è il trucco. Seguimi attentamente e coreggimi se sbaglio. Ora io so che un’ora di lavoro per scarricare le banane al mercato me la pagano anche 6 euri e venticinque. Facendo quindi una semplice divisione (150.000:6,25) mi è stato chiaro che tu in un giorno lavori non 24 ma ben 24.000 ore. E questo spiega quelle borse sotto gli occhi che ti vedo in faccia e quelle piene di dollari che sicuramente ci hai in qualche libretto di risparmio. Inzomma, a conti fatti, per ogni ora del giorno tu lavori mille ore. Com’è possibile? Il mistero era confuso ma poi Ainstain mi ha illuminato. Infatti, il professore Lo Pinto ci ha parlato della Teoria della Relativazione proprio la settimana scorsa e, anche se non ho afferrato i dettagli, ho capito che nel mondo è meglio prendere tutto con le pinze. E che lo spazio e il tempo fanno uscire di testa soprattutto chi non ne ha. Esattamente come i pìccioli. Ma tornando al tuo stipendio, ci sono due possibili modi di spiegare la faccenda: il numero uno e il numero due.
Numero 1) Per ogni ora di lavoro che fai, gliene gratti una a 999 lavoratori della fabbrica (magari quando sono a mensa o al gabinetto) e te le insacchi nella busta paga come la cosa più naturale del mondo. E gli operai non se ne accorgono perché stanno sulla terra nella loro limitata realtà spaziotemporale e non sanno niente dei buchi neri dove spariscono i loro stipendi, mentre tu con la Ferrari, sfrecciando da uno stabilimento all’altro con la faccia da gran maestro Yoda di Guerre Stellate, gli fai credere di aver sfondato il muro del tempo, mentre gli hai solo scucito la tasca dei calzoni. Questa non è certo una cosa molto bella e francamente è poco scientifica e anche poco cristiana e sono sicuro che non è il tuo caso.
Numero 2) La seconda spiegazione è che hai portato l’indirizzo del tuo ufficio su qualche altro pianeta, dove il giorno dura un tempo galattico, il tuo commercialista è un marziano ma i pìccioli sono quelli terrestri.
In attesa di una tua risposta, ti faccio sapere che i fagiolini erano veramente speciali e se passi di qua ce ne andiamo da Vicè a prenderne una sporta e ce li facciamo semplici semplici con sale olio e limone. Ma se puoi l’olio portalo tu, ché la mia dispensa (come il borsellino) è ormai collassata e sempre più assomigliante a un buco nero che è meglio non penzarci e manco guardarla per non finirci inghiottito sano sano.

E sono Felice che ti saluta ammirato. 



Felice Sghimbescio

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